UN GATTO DI NOME DARWIN

William Jordan – Ed. Franco Muzzio  – Narrativa –

“Sono nato Homo Sapiens. Poi sono diventato biologo. Infine sono diventato un gatto. Non avete idea. Leggete amici, leggete“.

L’incipit del libro racchiude in se tutto il fascino della storia vera dell’incontro tra un micio (randagio, adulto e FELV positivo) e lo scrittore che di professione è biologo. La sua è per definizione una mente fredda, lucida e razionale non soggetta a incertezze o debolezze, mentre tra le righe si intuisce una certa inclinazione alla misantropia e alla solitudine. In questo universo, fatto di ordine ricercato e difeso, compare un gatto. Un grosso gatto rosso che si apre un varco fino al cuore dell’uomo. O come dice bene l’autore “in mancanza di un compagno umano, la nostra mente si arrampica come una vite su qualsiasi essere vivente. La prima volta che la tua mente si arrampica su un gatto non ti rendi conto di esserti innamorato“. La “mutazione” dell’uomo affiora in molti passaggi suggestivi e intensi “porre al centro del proprio mondo un animale significa, secondo gli standard dominanti, vivere poco e ai margini. Che ironia vivere ai margini. Sei sulla porta di un’altra dimensione, un universo così immenso e ricco e infinitamente affascinante che una volta esplorato, cambierà per sempre il tuo modo di concepire la vita“. Onore a Darwin che ha rivelato allo scienziato una grande scoperta. Ai nostri neuroni non importa se colui che amiamo è un animale o un uomo: il meccanismo è sempre lo stesso.

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