Adottare un micio

L’adozione di un animale da compagnia non dovrebbe mai essere un gesto dettato solo da un impulso emotivo ma deve essere valutata sotto molti punti di vista.
Il nostro impegno come volontarie comprende anche la richiesta di informazioni generali circa il nuovo ambiente che troverà ogni gatto che collochiamo, per unire felicemente il benessere futuro del micio con la massima soddisfazione della famiglia che lo accoglierà.
Tutti i gatti che passano dalla nostra Associazione (nel 2015 sono stati adottati 308 mici) ci danno modo di verificare quanti “caratteri felini” ci siano in giro per il mondo.
I gatti sono animali con un ricco patrimonio di emozioni che manifestano in molti modi interagendo con l’ambiente circostante e con gli esseri umani.

Ci sembra dunque etologicamente corretto (per non vanificare gli sforzi a tutela degli animali) aiutare ogni affidatario con qualche indicazione generica sul comportamento tipico della specie felina ma anche capire il contesto nel quale vivrà il gatto.

La nostra associazione affida gatti solo a residenti in Brescia e provincia.

 

Cosa bisogna sapere

L’esperienza maturata con le centinaia di affidi fatti ogni anno ci ha aiutato a comporre una serie di clausole che l’affidatario dovrà impegnarsi a rispettare firmando il modulo di adozione:

Gli animali affidati dalla nostra Associazione sono privi di parassiti, vaccinati, microchippati e forniti di libretto sanitario.

L’affidatario si impegna a rispettare i seguenti punti:

  • L’affidatario dichiara di provvedere alla sterilizzazione dell’animale attraverso i Veterinari incaricati dall’Associazione entro e non oltre la data indicata.
  • L’affidatario dichiara di permettere al personale incaricato dell’Associazione, munito di cartellino di riconoscimento, di verificare la buona salute e le condizioni di detenzione dell’animale, ai sensi della normativa vigente ed di riconsegnare l’animale immediatamente ed incondizionatamente su semplice richiesta motivata dell’Associazione.
  • L’affidatario dichiara di assicurare all’animale condizioni di benessere, dignità ed integrità, proteggendolo da abusi e soprusi e garantirgli adeguate cure veterinarie.
  • L’Associazione si riserva la facoltà d’intervenire a supporto per eventuali oneri derivanti dalla custodia dell’animale o per spese veterinarie, solo in evidente e comprovata incapacità di sostenere le medesime da parte dell’affidatario; quest’ultimo libera da ogni obbligo l’Associazione, anche per cause antecedenti al presente contratto.
  • L’affidatario dichiara che la custodia avverrà presso la propria residenza e che avviserà immediatamente l’Associazione di ogni cambiamento del luogo di detenzione o le circostanze dell’eventuale smarrimento o morte dell’animale. S’impegna altresì a non affidare a sua volta a terzi l’animale senza il consenso scritto della Associazione.
  • In relazione alla disponibilità dell’Associazione, l’affidatario s’impegna a restituire l’animale nel caso una grave motivazione lo costringa a rinunciarvi.
  • L’affidatario, consapevole che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso, o esibisce atti con dati non più veritieri è punito ai sensi del C.P. e delle leggi speciali (art. 76 del D.P.R. 28/12/2000 n. 445) DICHIARA di non aver riportato condanne penali per maltrattamento ad animali.

Qualora le norme sopra citate non fossero rispettate, l’Associazione “Telefono Difesa Animali” si riserva, a proprio insindacabile giudizio, di provvedere al ritiro dell’animale affidato, oltre l’applicazione di una penale e oltre, se del caso, la denuncia all’Autorità giudiziaria, qualora ricorra violazione delle vigenti normative di Legge per la tutela degli animali.

Quindi, se state pensando di adottare un micio è importante ricordare che:

  • non scegliete un animale  per il suo colore, la sua età o perchè “di moda” ma cercatelo  in base alla Vostra complessiva possibilità poi di gestirlo
  • tutti i componenti della famiglia devono essere d’accordo ed essere coinvolti nell’adozione
  • si sta scegliendo di condividere una parte della propria vita con un altro essere vivente che ha a sua volta diritto ad una vita dignitosa
  • per mantenerlo in buona salute dovrà essergli garantita alimentazione regolare e una visita periodica dal veterinario, nonché il rispetto dei tempi stabiliti per vaccinazioni e sterilizzazione
  • bisogna organizzarsi per tempo sul come collocarlo durante le vacanze
  • se c’è già in casa un altro animale, deve essere valutata la compatibilità tra i due e garantito il benessere di entrambi.

NON C’E’ UN PREZZO PER UN GATTO. Non cediamo il gatto scambiandolo con un compenso economico. Non siamo allevatori, dunque NON VENDIAMO animali.
Per i mici che  accogliamo già adulti sosteniamo subito (al loro ingresso in struttura) l’intero costo della loro sterilizzazione.
Per quelli ritrovati traumatizzati che necessitano di interventi specifici paghiamo i costi delle operazioni chirurgiche e delle indagini diagnostiche.
Per quelli con patologie croniche monitoriamo la malattia attraverso ripetute analisi di laboratorio e acquistiamo alimentazioni specifiche, mediamente sempre più costose delle linee alimentari normali in commercio.
E resta pur sempre vero che ci facciamo carico di tutte le altre spese sanitarie, veterinarie e  di gestione necessarie per poterli far adottare tutti in perfette condizioni di salute.
Come è vero il fatto che non riceviamo denaro da istituzioni pubbliche né abbiamo introiti economici esterni garantiti o continuativi.

Quindi ogni Vostra offerta spontanea è assolutamente gradita nell’ottica di poter continuare nell’impegno di volontariato orientato agli animali più sfortunati.

Una delle critiche che periodicamente ci viene rivolta è che siamo troppo “burocratici” in fase di adozione. Per completezza di informazione, parte della nostra prassi di affido risponde a dei precisi requisiti di Legge che dobbiamo adempiere (per la Lombardia la L.R 33 del 30/12/2009, poi modificata dalla L.R. 15 del 29 giugno 2016), ad esempio il contenuto della modulistica da sottoscrivere ma anche i parametri sanitari e di età del gatto oggetto dell’adozione. Oltre a tutto questo, ci riserviamo la possibilità di svolgere un preventivo colloquio informativo con il futuro adottante, funzionale al miglior inserimento possibile in famiglia dell’animale. Condividiamo il testo scritto dall’Associazione La Cincia (To) proprio su questo argomento…

Ce lo siamo sentito dire, o l’abbiamo letto negli occhi della gente tante volte. A volte ce lo hanno chiesto esplicitamente: “ma perché è tanto difficile adottare un cane in canile?”. Verrebbe da dire: “ma proprio nessuna storia, è solo che gli animali non sono cose”… ma la domanda è giustificata e merita una risposta un pò più complessa… anche se lunga. Una prima distinzione la dobbiamo fare tra canili e cani e gatti dati in adozione da rifugi e associazioni. Per legge tutti i comuni dovrebbero gestire in proprio o essere convenzionati con un canile.
In realtà ci sono migliaia di comuni inadempienti, e anche dove una convenzione c’è non è detto che le cose funzionino come dovrebbero: cioè i cani dovrebbero transitare per il canile in attesa di sistemazione presso una famiglia. Scopo dei canili è quello di farli adottare e non certo quello di tenerli rinchiusi a vita dentro una gabbia. I comuni finanziano i canili sostanzialmente in due modi: riconoscendo un “forfait” per l’attivita’ di cura, mantenimento, cattura dei randagi oppure attraverso una convenzione a pensione: cioè il comune paga un tanto al giorno per i cani presenti. Se tutti i gestori dei canili fossero persone oneste e che hanno a cuore il bene degli animali in loro custodia una soluzione varrebbe l’altra. Ma dato che così non è.
Vediamo i risvolti delle due soluzioni. Quello che riceve un forfait ha tutto l’interesse a tenere meno cani possibile e quindi a rifiutarne il più possibile; quello che ha una convenzione a pensione ha invece tutto l’interesse ad avere il canile sempre pieno, e quindi a non far adottare proprio nessuno. Ci sono poi situazioni assurde in cui il gestore del canile è anche un allevatore. Pensate che questo si darà da fare per piazzare i randagiotti o che invece promuoverà la vendita dei suoi bei cani “di razza”? I comuni dovrebbero controllare come spendono i loro soldi, anzi i soldi dei cittadini, ma ben difficilmente lo fanno. Se hanno una convenzione si sentano già sufficientemente “a posto” e non si preoccupano certo di andare a fare i controlli per verificare l’attività del canile. Fin qui abbiamo parlato di canili gestiti da privati (o da cooperative non animaliste o pessime associazioni), da persone cioè che hanno fatto della gestione dei randagi il loro lavoro, la loro fonte di reddito. Sono i canili in cui spesso i volontari non mettono piede, che si guardano bene dal disporre di un sito, che hanno tutto l’interesse a condurre la propria attività al riparo da “rompiballe” vari. Non sono tutti, necessariamente “canili lager”, anzi, ce ne sono di ben gestiti, ma non sono certo il massimo che ci si può aspettare.
Ovviamente, e per fortuna, esistono anche tanti canili, rifugi, associazioni che operano bene nel campo dell’accoglimento e delle adozioni. Come funzionano le adozioni in questi casi? Se nei canili di cui abbiamo parlato prima c’erano proprietari/imprenditori e dipendenti qui ci sono volontari e i soldi che ci sono vanno ai cani o ai gatti. Là ci sono persone che non hanno particolare interesse per gli animali, qui ci sono persone che si impegnano concretamente e che hanno un forte coinvolgimento emotivo con gli animali. Non si sta dicendo che nei canili gestiti da associazioni funziona tutto bene e che dove c’è una gestione privatistica no. Di certo è diverso l’obiettivo, la motivazione delle persone che ci lavorano, e diversi sono i criteri di gestione.
Se un cane lo hai raccolto per la strada, l’hai seguito come se fosse il “tuo” cane, o il tuo gatto, non è semplice darlo in adozione. La difficoltà nasce innanzitutto dal legame che si è instaurato con l’animale. Hai voglia a dire “non mi devo affezionare”, quando lo allatti, lo curi, quando in tanti casi l’hai strappato ad una morte certa! Sei un negoziante che riceve uno scatolone con dei cuccioli da qualche allevamento. Firmi la bolla (quando c’è…) piazzi la merce nella gabbia in vetrina e aspetti i clienti. Prima li vendi meglio è: risparmi tempo, soldi e non hai il problema dell’invenduto.
Apro una parentesi. Mi piacerebbe tanto che tutti i “bravi allevatori” e gli “onesti negozianti di animali” spiegassero in modo trasparente e credibile cosa fanno con i cuccioli invenduti visto che la L. 189/2004, che tra l’altro vieta l’uccisione degli animali dovrebbe valere anche per loro, e che i canili non ritirano cani di proprietà. Chiusa parentesi.
Quegli animali sì, ti fanno un pò pena… ma devi vendere, che diamine! Devi pensare alla “famiglia”, mica puoi farti intenerire da quei mostriciattoli miagolanti! State tranquilli che se chiedete un cucciolo in un negozio che vende animali in trenta secondi ve lo trovate bello impacchettato e con la bustina da 50 gr. di croccantini in omaggio… Se lo chiedete a noi o a una qualunque altra associazione seria no.
Prima di dare un animale in adozione si cerca di capire chi è l’adottante, come lo terrà, come si comporterà quando andrà in ferie, se ha altri animali in casa, bambini, se ci sono pericoli, ecc. ecc. ecc. “…eccheballe ‘sto terzo grado!” E’ vero, è comprensibile che uno si senta a disagio di fronte a tante domande, però è necessario… Tutti quelli che fanno adozioni, che si sbattono per sistemare cani e gatti hanno delle brutte esperienze alle spalle: nessuno escluso purtroppo. Cani e gatti amati e curati e poi finiti chissà come per una leggerezza, per aver saltato un controllo, per “essersi fidati” o per essersi voluti fidare per stanchezza, per i troppi animali da sistemare.
Quando ci chiamano per un’adozione e ci dicono che vogliono un gattino per un regalo di compleanno alla fidanzata, o per il nipotino, o per chi altro diavolo… è facile: con gentilezza, ma si dice no e fine della storia. In tanti altri casi è più difficile. Non sempre è facile capire chi ti sta di fronte, e magari un niente può farti pensare di trovarti di fronte ad una persona inaffidabile quando invece è la migliore del mondo… Se vi chiedono di mettere la rete sul balcone, o di tenere in casa il gatto per qualche tempo prima di farlo uscire, o come pensate di organizzarvi per le vacanze, o se vogliono venire a vedere la casa non prendetela come un’indebita intrusione nei fatti vostri: i rifugi non devono “sbolognare” animali. O si cerca di fare delle buone adozioni o tanto valeva lasciarli dove stavano. Non vi pare?
Poi certo, so di persone che erano partite con le migliori intenzioni per adottare un animale in canile e sono finite a comprarne uno in negozio… Vuoi per l’eccessiva diffidenza che ha indisposto l’adottante, vuoi per i toni e le parole sbagliati… il risultato è stato quello, e chissà quante storie del genere ci sono. Sbagliare atteggiamento e fare la frittata è facile, e si fa un danno grave. La persona che si vede rifiutare un’adozione si farà l’idea che nei canili le adozioni non le vogliono fare e ci saranno altri, questa volta interessati, che useranno queste storie come materiale per la loro propaganda anti-canili e anti-animalista…
Però… però quanto ci si rivolge ad un’associazione o ad un rifugio per adottare un animale si deve anche capire che non si sta entrando in un negozio per scegliere una camicia, pagare, e portarsi a casa il pacchetto. Si sta cercando un animale che ti accompagnerà per molti anni. Certamente uno deve trovare quel cane o quel gatto con cui scatta una sorta di speciale empatia, ma deve essere e anche dimostrarsi consapevole di cosa comporta la gestione di un animale. Non può, come spesso capita, assumere l’atteggiamento del “prendo quello e non mi faccia perdere tempo”. Un rifugio non è un negozio dove c’è della merce esposta in vetrina.

Adozione a distanza

A volte il destino (o la cattiveria umana) si accaniscono su alcuni dei nostri piccoli ospiti.

Non è raro per noi accogliere ogni tanto qualche micio considerato (magari a torto) non adottabile per i motivi più disparati: gatti ciechi, sordi, parzialmente invalidi dopo incidenti, molto anziani o con patologie croniche.

Questi animali diventano l’anima più viva dell’associazione finendo con il farci compagnia a lungo, insegnandoci a convivere (come loro stessi fanno) con i loro stessi limiti.

La nostra speranza è che accada anche per loro il miracolo dell’adozione presso famiglie o persone che riescano a comprenderne bisogni ed esigenze. Quando raramente accade gli affidatari ci riportano in seguito sensazioni piacevolmente positive su queste adozioni particolari.

Per coloro che abbiano voglia di aiutarci nella tutela di questi a-mici è possibile ricorrere all’adozione a distanza con il versamento di un offerta libera:

il nostro conto corrente postale n. 54564927

oppure:

C/C intestato ASSOCIAZIONE TELEFONO DIFESA ANIMALI presso 

UniCredit Ag. Concesio

IBAN IT 94 T 02008 54411 000102987957

cod. BIC Swift UNCRITM126L

con la causale: “affido a distanza” e indicando il nome del gatto.

Importante: in caso di offerta, specificare sempre una causale, eventualmente contenete il proprio nome e recapito.

Riceverete un biglietto con la foto del vostro beniamino che naturalmente vi aspetta per una visita, se credete.

Se volete pensare a un a-micio speciale, ecco le loro storie …

Per qualsiasi informazione scrivi a affidi@telefonodifesaanimali.it