Testo a cura di Donatella

 

 

Sinantropo – greco. sinánthropos, compendio di syn ‘con, insieme’ e ánthropos ‘uomo’ col derivato ‘sinantropia’; forma italianizzata: sinantropico. Animale sinantropico: animale che vive nello stesso ambiente occupato dall’uomo (insetti, uccelli, topi e altri).

 

Il caso di G.

G. è un anziano pensionato che abita a piano terra in una zona con frequente passaggio di gatti. G. ha già una gatta nera anziana sterilizzata di nome Birba abbastanza testarda circa il fatto di restare l’unica regina felina di casa. Birba – che ha libero accesso all’esterno di casa – tenta per qualche tempo di respingere il progressivo avvicinamento al perimetro di casa da parte di una bella gatta siamese adulta ben tenuta e sterilizzata ma piuttosto invadente. La siamese inizia la sua insinuazione territoriale da principio con sporadiche brevi visite sopra il capanno attrezzi nel giardino di Birba (che prima la minaccia e poi decide di ignorarla) e prosegue durante i periodi estivi o feriali con lunghi periodi di permanenza (sia notturna che diurna) sulla soglia di casa di G. anche durante la stagione invernale.

Il pensionato che è sempre a casa (e conosce tutti i mici randagi della zona) non può non notare la continua presenza della siamese, ormai battezzata Barbie. Nonostante Barbie abbia avuto o ancora abbia dei proprietari (G. pensa a qualche vicino di casa) a quasi due anni dalle prime visite Barbie convive con Birba e non si è mai più allontanata dal giardino di G. Nessuno l’ha reclamata indietro.

Il caso di A.

A. è una giovane donna con un vissuto personale difficile e qualche riveniente problema psicologico. Ma mentre A. ha grossi disagi relazionali con le persone non pare averne con gli animali, soprattutto i gatti che ha raccolto randagi e adottato nel corso degli anni. Nella casa molto piccola e troppo ingombra dove A. vive sola, sono presenti 8 gatti (tra maschi e femmine) sterilizzati e con libero accesso al terreno circostante il condominio. I gatti possono salire e scendere con un semplice balzo dal terrazzino di due metri quadrati posizionato al piano rialzato. Una delle gatte introdotte per ultime però tende a non rientrare dopo il giro esterno e le sue assenze si fanno sempre più prolungate. A. lascia cibo e acqua sempre a disposizione dei suoi gatti ma nonostante questo la micia sparisce per periodi sempre più lunghi.

Qualche tempo dopo una vicina di casa di A. le riferisce di aver adottato l’insistente gatta che ha stabilmente utilizzato il loro balcone (non distante da quello di A.) e il loro appartamento come “tana-rifugio” e conferma ad A. che la micia passa molto tempo dentro casa loro dove non ci sono altri animali presenti.

Entrambi i casi citati (dei quali sono stata personalmente testimone) hanno in comune alcune caratteristiche precise:

– si tratta di gatti adulti, sterilizzati e domestici;
– i gatti hanno (o hanno avuto) un proprietario (conosciuto nel caso di A. e che sicuramente aveva fatto sterilizzare Barbie nel caso di G.)
Nelle due storie esposte le due gatte avevano già una “casa” (o comunque un’interrelazione con altri umani). Cosa le ha spinte a decidere di cambiare?

La definizione di sinantropia come esposta all’inizio, ben si adatta a queste situazioni. Il gatto addomesticato comune può essere a pieno titolo considerato un animale sinantropico. Questo orientamento non gli ha sottratto però le caratteristiche etologiche ataviche (come l’istinto alla caccia o la dominanza territoriale) ma neppure la capacità di valutare speculativamente i vantaggi della contiguità con la specie umana.

I casi esposti avvalorano nuovamente la tesi di un continuo intrecciarsi tra l’aspetto istintuale profondo e l’inclinazione alla sinantropia, ossia la scelta intenzionale dell’animale di vivere “con l’uomo”. Ma alle condizioni specifiche dell’animale.

Nel caso di Barbie, micia siamese pura, la spinta a cambiare convivente umano trova ampie giustificazioni nelle caratteristiche della razza. I siamesi sono gatti molto orientati all’interazione con l’uomo. Se il paragone non fosse azzardato si potrebbe quasi dire che sono tra le razze feline una di quelle “più canine”.
Barbie, lasciata in balia di sé stessa a lungo – troppo a lungo – ha deciso di cercare un umano molto più presente con il quale interagire nelle ore di solitudine (e forse anche durante gli abbandoni nelle giornate di ferie degli ex proprietari …). Barbie non voleva scacciare Birba ma solo arrivare al cuore di G. e ci è perfettamente riuscita.

Nel caso della gatta di A. viene ancora una volta ribadito il fastidio del gatto costretto a convivere in un gruppo in sovrannumero. L’istinto originale a cercare di essere “il gatto unico nel territorio” ha preso il sopravvento sulla condizione di stress generata dalla presenza del numeroso gruppo felino, nonostante le premurose ma verosimilmente inefficaci offerte di cibo di A. La casa della vicina (cui la gatta concede fiducia) diventa la soluzione del problema.

La questione di fondo però resta: quante volte l’uomo tradisce la fiducia riposta dagli animali nei suoi confronti? Se i dati riferiti agli abbandoni degli animali domestici sono anno dopo anno numericamente in continua crescita, purtroppo la risposta diventa sconfortante. Negli ultimi tempi abbiamo trovato due gatte senza orecchie mutilate da mano umana. Il dato si commenta da solo: c’è ancora molto da fare in termini di tutela verso altre specie semplicemente diverse da noi, colpevoli solo di aver scelto di vivere fianco a fianco con l’uomo.