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FIV IMMUNODEFICIENZA FELINA |
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a cura della Dott.ssa Belinda Peri

E' una malattia trasmessa da un retrovirus, che colpisce il sistema immunitario dell'ospite andando a moltiplicarsi all'interno dei linfociti e macrofagi. Colpisce quindi, inizialmente il sangue, la linfa e il sistema immunitario, ma secondariamente tutti gli apparati che diventano sensibili alle infezioni secondarie (infezioni la cui insorgenza è facilitata dalla debolezza del sistema immunitario indotta dalla presenza del retrovirus).
Purtroppo è una malattia cosmopolita, anche se può non essere presente sul territorio o nelle colonie.
La trasmissione avviene attraverso il morso, quindi i gatti maschi adulti, non castrati, infettati dal virus sono i maggiori artefici della diffusione della malattia, proprio per la loro maggiore aggressività e la tendenza al vagabondare.
Occasionalmente il virus può essere trasmesso per via perinatale e attraverso l'accoppiamento.
I segni clinici della malattia sono molto vaghi e non possono essere distinti, dal punto di vista clinico, da quelli indotti dal virus della leucemia felina. Patologie a carico dell'apparato respiratorio o dell'apparato gastroenterico che recidivano, nonostante le terapie, devono farci sorgere il dubbio di una possibile infezione. Generalmente, alla visita clinica, si riscontra: linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi periferici localizzato o generalizzato); gengivite, stomatite, periodontite, riniti, cheratiti, congiuntiviti (da escludere herpesvirus e calicivirus); diarrea persistente; infezioni croniche recidivanti sulla cute, sulle orecchie, ascessi che non guariscono nonostante gli antibiotici mirati; febbre; patologie oculari, come l'uveite anteriore (infiammazione della camera anteriore dell'occhio); neoplasie come il linfosarcoma; anomalie neurologiche.
L'infezione è a progressione lenta e un gatto sano sieropositivo può rimane tale anche per anni. Nel gatto che manifesta ormai i segni clinici della malattia ci si deve aspettare continue recidive e la comparsa di processi cronici che devono essere curati con opportune terapie.
La diagnosi si basa su una visita clinica accurata, sull'anamnesi altrettanto accurata e sull'uso di un kit ambulatoriale che in 10 minuti fornisce un risultato molto attendibile. I gatti con meno di 6 mesi d'età possono risultare positivi in seguito al trasferimento passivo degli anticorpi della madre infetta; il test, quindi, va ripetuto verso i 10-12 mesi di età.
Ai soggetti sieropositivi non dovrebbe essere consentito uscire di casa, sia per proteggerli da infezioni secondarie, sia per evitare di diffondere la FIV ai soggetti sani.
La terapia cura i sintomi legati alle infezioni secondarie, ma non debella il retrovirus dall'organismo. Il gatto sarà un malato cronico. Buoni risultati si sono ottenuti con l'alfa interferone umano ricombinante. Fondamentale è curare le patologie secondarie, a volte anche per lungo tempo, e vaccinare i soggetti regolarmente, con vaccini spenti. La somministrazione di alimenti di elevata qualità, la riduzione degli stress, il controllo degli ecto-endoparassiti possono ritardare l'insorgenza delle complicazioni.
FIV è strettamente ospite-specifico ed è in grado di replicare esclusivamente nei linfociti T e macrofagi di gatto. Non esiste nessun dato che consenta di affermare che il virus possa infettare l'uomo.
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