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CASTRAZIONE SI O NO?
Il parere del Veterinario.
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a cura della Dott.ssa Belinda Peri

Ho l'immensa fortuna di poter fare un lavoro che amo profondamente e questa fortuna è particolarmente evidente quando ho davanti a me, per la prima volta, una giovane vita.
La guardo, la osservo, la accarezzo, stabilisco un contatto elettrizzante, parlo di lei coi suoi nuovi compagni di vita. A volte la rivedo solo per i controlli vaccinali, a volte, i più sfortunati, ritornano per malattie o infortuni. La giovane vita cresce, e un bel giorno mi ritrovo davanti un giovane adulto con tutto il suo sano istinto sessuale ben sveglio.
Capita spesso, a questo punto, che mi venga rivolta una domanda: "E se lo castriamo?"
Come corollario a questa richiesta inizialmente timida, arriva una serie di altre domande, tra le quali la più frequente e angosciata è: "Ma cambierà carattere? Sarà arrabbiato? E' giusto o sbagliato?"
Per rispondere a tali quesiti è necessario prima di tutto sapere alcune cose sul carattere degli animali, che è ovviamente diverso da animale ad animale.
Il comportamento(con carattere intendo quello che mi viene descritto dai proprietari durante la visita, ma è corretto parlare, dal punto di vista etologico, solo di comportamento) degli animali è determinato da due fattori:
1) il fattore genetico;
2) il fattore ambientale.
Il fattore genetico è immodificabile, gli è dato fin dal concepimento dal rimescolamento casuale dei geni materni e paterni. A tale fattore si unisce, fin dal primo giorno di vita, quello ambientale che inizialmente è rappresentato quasi esclusivamente dalla madre e dalla presenza, anche se meno importante, dei fratellini; la madre lo accudisce, lo lecca, lo nutre, lo protegge, gli insegna tutto quello che gli sarà utile per la sopravvivenza. Poco alla volta anche l'ambiente che lo circonda influisce sul suo sviluppo comportamentale: la luce, gli odori, i sapori, l'esplorazione del territorio, i primi giochi coi fratelli, le sgridate della madre se esagera nel gioco, etc. Da qui in avanti l'ambiente influenzerà sempre, e sempre con maggior importanza, la sua vita e il suo comportamento visto come risposte all'ambiente che lo circonda. E' fondamentale e genetico in ogni animale rispondere positivamente e correttamente al proprio ambiente perchè questo aumenta le sue possibilità di sopravvivenza.
A questo punto introduco altri due concetti fondamentali da conoscere per rispondere alle domande di cui sopra:
1) nessun animale sceglierebbe volontariamente la sterilizzazione, perchè ciò lo allontana dalla riproduzione.
2) il periodo del "calore" determina un allontanamento temporaneo dalla ricerca della sopravvivenza migliore perchè l'animale affronta lotte a volte mortali e non si alimenta, se non per estremo bisogno.
Dove si trova la via di mezzo?
E' molto semplice: il carattere dell'animale non cambia, se è pigro rimane pigro, se è un giocherellone tale rimarrà per sempre; non si rattrista perchè non potrà più svolgere la funzione riproduttiva in quanto gli animali non hanno il nostro livello di coscienza (non capiscono quello che succede quando sono addormentati) ed inoltre posseggono una memoria più a breve e medio termine che non a lungo termine, per cui, dopo un certo periodo di tempo, la memoria dell'accaduto svanisce. Il carattere appreso nell'infanzia, nell'adolescenza, durante la vita insieme al nuovo proprietario non può cambiare perchè è quello che gli ha dato maggiori possibilità di sopravvivenza (a volte, devo dire, gli animali che vedo vivono delle vite "dorate", sia per l'ambiente, che per l'alimentazione, che per le coccole!).
La sterilizzazione, determinando una diminuzione dell'interesse per l'accoppiamento, riduce drasticamente anche quello che gli ruota attorno: l'allontanamento da casa per la ricerca del partner, l'attraversamento di grandi vie di traffico, traumi da caduta o traumi da lotte intense e senza freni, la trasmissione di malattie attraverso il morso ed il coito.
La sterilizzazione, inoltre, determina una forte diminuzione dei rischi legati alla continua stimolazione ormonale su alcuni organi, come testicoli, mammelle, utero, con riduzione elevata dell'incidenza di tumori mammari o testicolari, di piometre, emometre, endometriosi, etc.
Bisogna che ci ricordiamo che i nostri animali, in natura, eccezionalmente arrivano ai 9/10 anni: generalmente a 7 sono già vecchi perchè consumanti dalla vita.
Se con noi i cani vivono in salute fino ai 15/16 anni, i gatti fino anche ai 20 /22, è perchè esiste un insieme di interventi che aiutano il nostro amato animale a starci vicino per più tempo.
E allora cosa sceglierebbe se fosse libero? Una vita breve e intensa, ma con una fine probabilmente dolorosa e solitaria, o una vita lunga e serena in nostra compagnia?
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