TELEFONO DIFESA ANIMALI

PONCARALE (BS)

Scrivici

Google Custom Search
Home   L'Associazione Come aiutarci Leggi e diritti Cura del gatto Micio-Gallery Contatti e links
 

 

consigli utili

 

IL GATTO RANDAGIO: OBIETTIVO SOPRAVVIVENZA

Testo a cura di Donatella

 

E’ luogo comune credere che il gatto nato randagio sia animale sempre inselvatichito e che sfugga in generale al rapporto con l’umano.
Ma se da un lato tale atteggiamento risulta fondamentale per la sua sopravvivenza, dall’altro rappresenta lo scenario di interlocuzione dell’animale con il vero gattaro.
La parola d’ordine (paradossale se si pensa che non si tratta di comunicazione verbale antropomorfica) è “attenzione”.
E non si tratta della semplice cura o cautela da parte del gattaro verso l’animale ma anche viceversa di osservazione da parte del felino verso questa “strana” categoria di umani interessata a lui.

I gattari con cui intratteniamo rapporti di collaborazione ci riferiscono di mici randagi che riconoscono il rumore della loro auto quando si recano in colonia, uscendo dai nascondigli solo dopo il riconoscimento uditivo di quell’auto (e non di altra analoga).
Spesso nelle colonie è sufficiente che il gattaro parli o pronunci qualche frase (non necessariamente di richiamo) per far “materializzare” gli animali.
La continuità nella frequentazione reciproca e l’attenzione citata in precedenza sfocia con il tempo in comportamenti di fiducia addirittura inusuali da parte del gatto randagio, come manifestazioni di subordinazione al gattaro quali rotolarsi vistosamente a pancia all’aria in sua presenza o seguire al passo la persona quando si allontana a fine accudimento.

Sfatando il pregiudizio che, una volta sfamati, i randagi scompaiano è invece possibile affermare il contrario, ovvero che ci sia una fase di relazionamento tra la persona e l’animale, seppure condizionata dal contesto ambientale dove essa si svolge.

Si tratta di una relazione basata su regole indirettamente dettate dal gatto che devono necessariamente essere rispettate per mantenere uno status di fiducia e contemporaneamente non generare ulteriore stress nel randagio (categoria peraltro implicitamente stressata dai continui adattamenti comportamentali finalizzati alla sopravvivenza).

Una delle leggi fondamentali del felino randagio è “nessun accesso nella mia prossemica intima”. La prossemica (in termini sociali umani) è lo spazio personale circostante la persona fisica. Se questo concetto viene mutuato in ambito etologico, la prossemica può essere intesa dunque come distanza e quindi assumere un valore di assoluta importanza nel mondo felino, dove è preservata come elemento di garanzia dell’incolumità fisica del micio. Ne consegue che il randagio deve poter mantenere sempre il controllo delle situazioni anche attraverso il rispetto della distanza fisica.

Persino nelle dinamiche di interazione tra i gatti componenti della colonia felina il concetto di vicino/lontano rappresenta un codice espressivo simbolico e una sorta di linguaggio muto ma importantissimo, a maggior ragione per un animale come il gatto che non ha nel proprio profilo (come altre volte sottolineato) l’abitudine alla vita di gruppo.

Questa necessità di autonomia “spazio-fisico” felina è ancor più difesa quando l’animale patisce dolorose patologie o problemi fisici: un gatto selvatico in sofferenza coercizzato al contatto può diventare pericolosissimo. Vanno quindi messi in atto tutta una serie di comportamenti cautelativi per la somministrazione di un medicinale o in previsione di una cattura per verifica con il veterinario.

Il ruolo di gattaro (originariamente nato solo come fornitore di cibo) assume quindi contorni ben più complessi e importanti, comprendendo anche gli ambiti di cura sanitaria e monitoraggio generico della colonia (anche al fine di segnalare nuovi arrivati, come invece purtroppo continua ad accadere).
In sostanza si tratta di un ruolo particolare per il quale è richiesta la massima “attenzione” verso l’animale, del quale vanno compresi necessità, comportamento e caratteristiche etologiche proprie della specie.

Se mai dovesse essere tracciato il profilo del gattaro “ideale” dovrebbe uscirne una sorta di chimera: un po’ umano ma con occhi di gatto e dotato di una mente altrettanto ibrida, disposta a capire e condividere il punto di vista del randagio.

 

 


 

 

 

 

 

   
Designed by losentiloiodio | Site map | Privacy | © Telefono Difesa Animali - Tutti i diritti riservati